Secondo la tradizione storica l’antica Repubblica di San Marino venne fondata da uno scalpellino dalmata, Marino, a cui Diocleziano aveva affidato il compito del restauro delle mura di Rimini. Marino, con il suo collega ed amico Leo erano cristiani e per sfuggire alle persecuzioni volute dall’imperatore si rifugiarono l’uno sul Monte Feretrio, l’altro sul Monte Titano. Da un manoscritto del X secolo Marino è ricordato come il «libertatis fundator» della piccola Repubblica.
San Marino ha infatti un territorio di 61 Km quadrati.
Cucina tipica: nelle località a forte richiamo turistico, e San Marino è una di queste, spesso la cucina tipica ha lasciato posto ai cosiddetti piatti internazionali, in grado di soddisfare qualsiasi palato. Sul Monte Titano però è possibile trovare anche piatti che offrono i sapori della vera Romagna, dai cassoni alle tagliatelle, agli arrosti di carne. Tra i dolci è tipica una torta, detta dei Tre Monti, dalla pasta consistente e friabile allo stesso tempo. Dolci tipici sono anche il caciatello, dessert a base di latte, zucchero, uova e limone e il bustrengo.
Vini: nella Repubblica, così vicino alla Romagna, si produce una vasta gamma di vini sia bianchi che rossi e spumanti. Per i bianchi ricordiamo il Biancame e la Ribolla, freschi e leggeri. I rossi provengono dal Sangiovese e in loco sono chiamati Brugneto di San Marino. Il Brugneto è un buon vino che tocca i massimi livelli qualitativi nella versione Riserva. Il Moscato, proposto come vino da dessert ricorda il piemontese Asti Spumante ed è brioso, dolce e molto gradevole.
Tutti questi vini sono venduti e difesi dal Consorzio vini tipici di San Marino. Il marchio «Identificazione d’Origine» tutela e valorizza la vitivinicoltura sammarinese.
Acquisti e souvenir: per acquistare oggetti di oreficeria e argento sbalzato rivolgersi ai tanti negozi qualificati presenti sul territorio. Presso l’Azienda Autonoma di Stato di Numismatica e Filatelia si trovano monete e francobolli da collezionismo. Le monete sono suddivise in Ordinarie, spendibili anche in Italia, Argento, solo commemorative, Oro espresse in scudi e spendibili soltanto a San Marino.
Dintorni: il territorio della Repubblica di San Marino è diviso in nove Castelli; il primo di essi è il Castello di Città, il nucleo più antico che ha sede sulla sommità del Monte Titano. Nel Castello di Serravalle si può salire sulla Rocca, a Borgomaggiore si può ammirare il Santuario progettato dall’architetto Michelucci. In tutti i Castelli c’è qualche curiosità o resti antichi; ad esempio a Montegiardino è stato da poco ristrutturato un castello edificato in parte su una Rocca malatestiana
GRADARA
E’ citata per la prima volta in documenti del 1032 come «curte gradariae». Ha una origine antichissima e l’arco d’ingresso al borgo, per la sua struttura particolare, è sicuramente più antico delle mura, forse di età romana. Le mura che cingono il centro hanno camminamenti che permettono a chi li percorre di godere, specialmente nelle sere d’estate, di un’atmosfera e di un panorama davvero suggestivi. I Malatesta, che vi si insediarono attorno al 1260, costruirono la Rocca che ancor oggi è visitabile; nella Cappella del palazzo è conservata una «Madonna e Santi», terracotta invetriata di Andrea Della Robbia. La fama di Gradara è però innegabilmente legata al poema dantesco e al «galeotto fu il libro e chi lo scrisse» con cui iniziò la travolgente storia d’amore e morte dei due amanti Paolo e Francesca.
Cucina: a Gradara saporita cucina terragna, con specialità marchigiane e romagnole. Nei dintorni, sul mare, cucina di pesce semplice o elaborata, ma sempre di alto livello.
Vini: in questa cittadina di confine tra Romagna e Marche troviamo un ottimo Sangiovese e anche il Trebbiano.
Acquisti e souvenir: oltre ai classici souvenir della zona come ceramiche e tele stampate si possono acquistare prodotti gastronomici locali .
Dintorni: dalle colline di Gradara, in terra marchigiana si raggiunge, percorrendo una strada che offre viste mozzafiato sul mare, la splendida insenatura della Baia di Vallugola. Più avanti, risalendo sulla panoramica si arriva al borgo di Casteldimezzo.
MONTEBELLO
Torriana, a pochi chilometri da Verucchio, fu denominata nell’antichità «Scorticata» per l’asperità dello spuntone di roccia, quasi del tutto privo di vegetazione, su cui è costruita la Rocca. Incantevole la vista che si ha sulla costa e che è valso al paese l’appellativo di «balcone della Romagna». Un altro castello perfettamente conservato e visitabile, quello di Montebello, si erge a poca distanza, continuando la serie di fortificazioni che i Malatesta potenziarono durante il loro dominio. A Montebello, correva all’incirca l’Anno Domini 1375, scomparve una bambina e non se ne ritrovò il corpo. La leggenda tramanda che ogni lustro, negli anni che terminano con le cifre 0 o 5 ........
Cucina tipica: le proposte gastronomiche non mancano e sono in grado di accontentare i palati più esigenti. Si tratta di cucina semplice e genuina, dove prevale la pasta fatta a mano, come gli strozzapreti e le tagliatelle. I secondi piatti sono generosi di carni alla brace e di cacciaggione, cinghiale compreso. I dolci rispecchiano le tradizioni con ciambella e crostate casalinghe.
Vini: in tutta la zona si producono Sangiovese e Trebbiano, con buoni risultati.
Acquisti e souvenir: l’artigianato tipico della Romagna produce tele stampate, ceramiche e terracotte rustiche.
Dintorni: il Santuario della Madonna di Sajano si raggiunge soltanto a piedi, dopo aver lasciato l’automobilo vicino al greto del fiume o a Ponte Verucchio. Il Santuario un tempo era meta di pellegrinaggi di donne in procinto di partorire e, dopo aver vissuto un momento di abbandono, è stato recentemente restaurato e riaperto al culto. Per la sua splendida posizione e per la pacata semplicità della comunità monastica francescana che vi dimora il Santuario merita una sosta
MONDAINO
Forte impatto, visibile dal fondovalle, con la sua imponenza di un tempo è la Rocca Malatestiana, pregevole architettura del XIV sec. Da una bolla di Papa Sisto IV si legge che la costruzione del forte è opera dei mondainesi. Tuttavia i successivi interventi, voluti dai signori di Rimini, ne fanno una tipica costruzione malatestiana.
Sigismondo Pandolfo Malatesta fece erigere, durante il suo governo, ben 13 torrioni, il cassero, l'ampia cerchia muraria ed i camminamenti sotterranei (scavati nel tufo, sotto il maschio, pronti per essere utilizzati in caso di assedio come cisterne o in caso di disfatta come sicura via di fuga) scoperti, questi ultimi, nel 1987. All'interno della rocca si possono ammirare, oggi, la Madonna del Latte, bell'affresco (XV sec.) di Bernardino Dolci di Castel Durante, ed il Museo Paleontologico del tripoli mondainese.
Il tripoli è una roccia sedimentaria, formatasi, nel corso di millenni, attraverso il deposito e la fossilizzazione, sul fondo del mare, di microscopici scheletri di diatomee e radiolari. E' per questo che noi possiamo ora trovare, incastonati sulle pareti rocciose di questo complesso, esemplari di pesci e vegetali vissuti dieci milioni di anni or sono durante il Miocene. Il giacimento di Mondaino, fra i più importanti in Italia, ha restituito ben 21 specie diverse di ittioliti, oltre a denti di squalo, ricci di mare, conchiglie ed elementi paleobotanici. Nel museo si trovano inoltre alcuni steli di origine prettamente romana.
Appena usciti dalla rocca si può ammirare l'altro capolavoro di questo piccola cittadina: la caratteristica Piazza Maggiore, con il suo porticato neoclassico, opera di Francesco Cosci, piazza che ha fatto attribuire a Mondaino il buffo soprannome di Paese della Padella (infatti la struttura dello spiazzo ricorda quella di quest'utile strumento da cucina). L'incantevole scenografia urbana di Mondaino è palcoscenico ideale per una serie di feste medioevali come il Palio del Daino (seconda metà di agosto) che propone ogni anno con tema diverso tornei, convegni, mostre, sfilate tutte dedicate ai grandi momenti del passato. In pieno centro storico si trovano, inoltre, il Convento delle Clarisse, con coro e crocefissi lignei del XVII sec., e la Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, costruita, secondo antichi documenti, sulle rovine del tempio romano di Diana. Nel suo interno si possono ammirare interessanti tele di G. Picchi (XV sec.), una Deposizione del Pomarancio (XVI sec.) e tre splendidi paliotti con decorazioni a fiori e frutta del XVIII sec.
Il patrimonio storico culturale si arricchisce anche attraverso gli apporti delle frazioni dell'odierno comune di Mondaino. Ne sono un esempio l'antica Pieve di S. Apollinare (VI sec.), posta appena fuori le mura, in località Pieggia, ed il Monastero di San Francesco (XIII sec.), situato sull'ameno colle Formosino, che ha conservato intatta la semplice, atmosfera dei luoghi francescani.
SAN LEO
Il Castello è costruito su una rupe considerata inespugnabile e che pare rifiutare l’intervento dell’uomo. Entrando dall’unica porta che consente l’accesso al paese si possono ammirare la Piazza con la Pieve romanica, il Duomo, la Rocca con la prigione dove fu rinchiuso Cagliostro.
Cucina locale: tra i primi troviamo gli strozzapreti tirati a mano senza uova. Tipico il coniglio in porchetta cucinato arrosto con finocchio selvatico; il formaggio pecorino è «autentico» e molto appetitoso è il cotechino aromatizzato con legumi.
Vini: la tradizione vuole il robusto Sangiovese in accompagnamento alla cucina del territorio. Tra i bianchi troviamo il Trebbiano e un Frizzantino Galante di Verucchio.
Acquisti e souvenir: nelle ceramiche sono pregevoli i vasi da farmacia. In piazza un artigiano è specializzato nella ricostruzione del mobile antico. A Pietramaura, a 3 km da San Leo, si tessono ancora coperte di lana a mano.
Dintorni: prima di giungere a San Leo, svoltando a destra in una stradina secondaria si trova la Pieve romanica di Sant’Igne, con bel chiostro. Meritano una visita i boschi del Monte Carpegna (1415 m.l.m.) con sosta all’Eremo
URBINO
Urbino è situata tra le valli dei fiumi Metauro e Foglia, su due colli a 451 metri sul livello del mare, dai quali si gode un vasto panorama che abbraccia verdi colline e maestose montagne. Il centro storico ha un'estensione di poco più di un chilometro quadrato, racchiuso tra le mura bastionate ed interamente costruito in mattoni cotti. Di forma romboidale allungata, il centro è diviso da due assi viari principali e quasi perpendicolari tra di loro (Via Mazzini e Via Cesare Battisti per un verso Via Raffaello e Via Veneto dall'altro), che si incontrano nella Piazza principale (Piazza della Repubblica), luogo di incontro abituale degli urbinati e degli studenti. Il territorio comunale comprende diversi quartieri, a poche centinaia di metri dal centro storico (Piansevero, Mazzaferro, ecc.) e molte frazioni distanti anche diversi chilometri (Trasanni, Gadana, Schieti, Canavaccio, ecc.), tutte collegate da trasporti pubblici. L'estensione complessiva è di ben 227,9 chilometri quadrati, per una popolazione di 18.000 abitanti.
Le origini di Urbino sono antichissime. Il nome Urvinum deriva probabilmente dal termine latino urvus (urvum è il manico ricurvo dell'aratro). Tra i personaggi più importanti merita un accenno Guido il Vecchio, famoso e focoso ghibellino che Dante Alighieri, (nel XXVII canto dell'inferno, incontra fra i consiglieri: "lo fui uom d'arme, e poi fui cordigliero, credendomi, sì cinto, fare ammenda;... l'opere mie/ non furon leonine, ma di volpe".
Solamente nel 1375 (circa) Antonio da Montefeltro, una delle maggiori figure di soldato e di politico della seconda metà del secolo XIV, abilissimo nel comporre discordie e situazioni critiche e anche nel ricavare i massimi vantaggi dalle rivalità altrui, seppe inserirsi nel gioco politico italiano del tempo, alleandosi nel 1376 con Firenze e Milano, legandosi quindi d'amicizia con Gian Galeazzo Visconti. Grazie al cresciuto prestigio, nel 1390, ottenne da parte del papa Bonifacio VIII il riconoscimento di tutti i suoi possessi. Tale situazione portò conseguenze benefiche anche sulla città che poté risollevarsi dallo stato di confusione in cui versava per le continue lotte, e poté vedere quel risveglio culturale ed edilizio, primo momento di quell'ascesa irresistibile cui andò incontro durante il governo del suo grande nipote Federico. A lui si devono la costruzione del palazzo della casata, oggi sede dell'Università, nonché i primi contatti con il mondo della cultura, che portarono alla realizzazione di importanti opere artistiche.
Si può visitare Urbino in tanti modi. Carlo Bo ha scritto che "bisogna girare la città senza un ordine prestabilito, cominciando per esempio dalla fortezza dell'Albornoz che sta su una delle due colline che formano la città. ( ... ) (oppure) si arriva sotto il palazzo e si ha modo di studiare e ammirare l'alta opera di ingegneria che ha permesso al duca Federigo di dare vita al suo miracolo ( ... ) o se si sceglie di passare per la porta maggiore, Valbona, si arriva alla piazza, da dove in pochi minuti si giunge al cuore della città. Chi invece preferisce seguire un ordine può affidarsi agli itinerari proposti, che pur non essendo esaustivi delle molteplici possibilità di visita. forniscono un utile suggerimento.